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Anche la tela del Ferri era,
quasi sicuramente, collocata nella chiesa di Sant'Agostino,
oggi Duomo, in cui già nel 1571 esisteva un "altare
di Santa Maria del Soccorso" iuspatronato della
famiglia Luzi.
Nel 1827 il secondo altare di destra "detto del
Soccorso di giuspatronato di casa Baffi tutto
dorato di legno", come oggi lo vediamo, accoglieva
un "quadro grande" - che poteva essere proprio
il nostro - destinato a scendere e a salire per
scoprire e coprire la statua quattrocentesca della
Pietà, di stile nordico, sostituita nei
primi decenni del Novecento dal Sacro Cuore
ed ora nella Cappella dei Magi.
Rispetto all'iconografia consueta la tela del
Ferri è una variante, infatti in essa la Vergine,
assisa su nubi sorrette da angeli come su di un
trono, non interviene con il bastone alzato contro
il demonio, fa invece agire l'arcangelo Michele
che sopraggiunge in volo e atterra con la lancia
il serpente infernale, mentre il bimbo, salvo,
ma ancora impaurito, cerca di raggiungere la madre
implorante.
Nell'opera sono evidenti elementi cari all'artista:
il volto, dolce e misericordioso della Vergine
è ispirato, come altri, da esemplari maratteschi
rivissuti, forse, attraverso Francesco Mancini,
di cui il Ferri si ricorda anche nella madre inginocchiata.
Nell'atteggiamento aggraziatamente movimentato
dell'arcangelo possono ravvisarsi reminiscenze
lapisiane.
Nell'insieme, la Madonna del Soccorso è
notevole nella produzione del Ferri per la sapienza
cromatica, l'armonico movimento della composizione,
l'insolita invenzione rivelante "un meditato studio
teologico-biblico".
Marisa Baldelli
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